Essere genitori, e vivere, dal Caos

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Chiedi e riceverai: ecco che cosa c’è stato insegnato.

È un concetto così semplice che anche un bambino lo conosce. I bambini gorgogliano, sorridono e turbano… finché non ottengono ciò che desiderano. Che cos’è che sanno che noi non sappiamo..?

“I bambini sono i magici signori del caos,” secondo Gary Douglas, il fondatore di Access Consciousness®. Ne ha parlato con una mamma di tre figli nella trasmissione radio Conversations in Consciousness su Voice America.

“Se provi a creare l’ordine, tutto ciò che stai facendo è creare qualcosa che farà sì che loro combattano contro di te.”

I genitori provano a instillare parecchio ordine pensando che questo gli renderà la vita facile con i bambini; non è così. In realtà tutto sarà migliore se di una data cosa si accetta di averne il caos.

Caos non significa disorganizzazione e disagio. È un approccio radicalmente diverso che non troverai in alcun libro sui bambini.

“Il caos è il luogo dove devi vivere nella domanda e scegliere qualcosa di più grande,” spiega Gary.

Ci diamo parecchio da fare per evitare il caos nel denaro, nel business, nell’essere genitori e anche per quanto riguarda i nostri corpi, credendo di dover avere ordine in queste aree della nostra vita.

“L’ordine è fantastico,” dice Gary, “ma non è la fonte della creazione.”

L’ordine è la fonte di tutte le limitazioni e della giustezza di queste limitazioni.

Se ne hai avuto abbastanza di una vita ordinata e ora sei pronto ad avere il caos, le scelte e le possibilità che sono realmente disponibili, ecco qui tre ottime domande con le quali cominciare .

  • Quanti soldi posso creare dal caos?
  • Cosa desidero veramente creare e a cosa assomiglierebbe?
  • Di quale caos sono capace che creerebbe di più?

“Come sarebbe se lo scopo della vita fosse vivere dal caos che crea invece che dall’ordine che dimostra?” chiede Gary. “La difficoltà è che la maggior parte di noi non sono bravi con l’ordine, perché l’ordine richiede il giudizio e nessuno di noi è bravo a giudicare.”

 

Traduzione di Sibilla Iacopini